chiara

PRIMO GIORNO - 2 AGOSTO
VOCAZIONE

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)
Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio ». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei. 

Dal Testamento di Santa Chiara (FF 2823-2825)
Nel nome del Signore. Amen. Tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto ed ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordie  per i quali siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, grande è quello della nostra vocazione. E quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a lui obbligate. Perciò l’Apostolo ammonisce: «Conosci bene la tua vocazione». Il Figlio di Dio si è fatto nostra via; e questa con la parola e con l’esempio ci indicò e insegnò il beato padre nostro Francesco, vero amante e imitatore di lui. Dobbiamo, perciò, sorelle carissime, meditare gli immensi benefici di cui Dio ci ha colmate, specialmente quelli che Egli si è degnato di operare tra noi per mezzo del suo diletto servo, il beato padre nostro Francesco,  e non solo dopo la nostra conversione, ma fin da quando eravamo ancora tra le vanità del secolo.

Per riflettere
Chiara si pone davanti alla sua vocazione come un’altra Maria e, tra gli altri doni, la apprezza come il più grande del Padre delle misericordie. La sua risposta alla vocazione è percorrere la Via che è Gesù Cristo stesso, accompagnata dalla parola e dall’esempio del padre san Francesco, attraverso il quale ha conosciuto la chiamata. Anche noi siamo invitati a conoscere in profondità la nostra personale vocazione, a percorrerla in Cristo, nostra Via, sui passi quotidiani dell’ascolto della Parola e sull’esempio di Maria, che ha pronunciato il suo “Eccomi” in modo perseverante lungo tutta la sua vita. Rispondiamo al Signore che ci chiama e ci scopriremo accompagnati da tanti fratelli e sorelle che camminano assieme a noi! Ringraziamo con gioia il Padre della luce, dal quale discende ogni dono perfetto!

Preghiamo insieme (Sal 139)
Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.

La mia parola non è ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano.
Meravigliosa per me la tua conoscenza,
troppo alta, per me inaccessibile.

Canto

SECONDO GIORNO - 3 AGOSTO
FRATERNITÀ

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,34-35)
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Dal Testamento di Santa Chiara (FF 2847)
E amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere, affinché le sorelle, provocate da questo esempio, crescano sempre nell’ amore di Dio e nella mutua carità.

Per riflettere
L’amore reciproco fa risplendere la luce del Vangelo là dove la Parola del Signore s’incarna nel corpo della fraternità. Chiara riconosce la crescita umana e spirituale delle sorelle nel comandamento sempre nuovo dell’amore fraterno che Gesù stesso nell’ultima cena ha consegnato ai discepoli.

Ugualmente nel suo Testamento Chiara rileva che la crescita nell’amore di Cristo si dimostra al di fuori con le parole e con l’esempio. Anche la nostra crescita si compie nell’amore col quale il Signore ci ama, plasmando in noi parole e gesti, sentimenti e volontà. L’amore di Dio è sorgente e mèta dalla vita di ogni persona, ma poterlo vivere quotidianamente è grazia da chiedere e assumere in tutto il nostro pensare e agire.

Preghiamo insieme (Sal 132)
Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!

È come olio prezioso versato sul capo,
che scende sulla barba, la barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste.
È come la rugiada dell’Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Perché là il Signore manda la benedizione, la vita per sempre.

Canto

TERZO GIORNO - 4 AGOSTO
LAVORO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,4-11)
Quando ebbe finito di parlare, Gesù disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Dalla Regola di Santa Chiara (FF 2792)
Le sorelle alle quali il Signore ha dato la grazia di lavorare, lavorino dopo l’ora di terza, applicandosi a lavori decorosi e di comune utilità, con fedeltà e devozione, in modo tale che, tenuto lontano l’ozio, nemico dell’anima, non estinguano lo spirito della santa orazione e devozione, al cui servizio devono essere tutte le altre cose temporali.

Per riflettere
Il lavoro è necessario alle sorelle che hanno scelto una vita povera, come fonte di sostentamento e di partecipazione all’opera di Dio che, invisibilmente ma efficacemente, agisce a favore dell’uomo e di tutta la creazione. Il lavoro, inoltre, è obbedienza al Creatore e si esplicita nella vita comunitaria, regolata dalla collaborazione nella trasmissione di doni e servizi che allarga il cuore delle sorelle alla gratuità e all’accoglienza: il lavoro di una è a favore di tutte, e ciascuna accoglie il servizio fatto dalle altre. È un unico servizio per Cristo e in Cristo, dove egli stesso dona gratuitamente all’umanità nutrimento e tanti beni perchè il cuore gioisca della sua opera.

Rendiamo grazie a Dio per ciò che ci dona di fare. Il lavoro è grazia e responsabilità. Viverlo col cuore unito al Signore è l’impegno dell’anima che collabora con la grazia per crescere nella vita spirituale.

Preghiamo a cori alterni  (Sal 103)
Dalle tue dimore tu irrighi i monti

e con il frutto delle tue opere si sazia la terra.

Tu fai crescere l’erba per il bestiame
e le piante che l’uomo coltiva per trarre cibo dalla terra,

vino che allieta il cuore dell’uomo,
olio che fa brillare il suo volto e pane che sostiene il suo cuore.

Sono sazi gli alberi del Signore,
i cedri del Libano da lui piantati.
Là gli uccelli fanno il loro nido
e sui cipressi la cicogna ha la sua casa;

le alte montagne per le capre selvatiche,
le rocce rifugio per gli iràci.

Hai fatto la luna per segnare i tempi
e il sole che sa l’ora del tramonto.
Stendi le tenebre e viene la notte:
in essa si aggirano tutte le bestie della foresta;

ruggiscono i giovani leoni in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.
Sorge il sole: si ritirano e si accovacciano nelle loro tane.

Allora l’uomo esce per il suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.

Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.

 Canto

QUARTO GIORNO - 5 AGOSTO
PROVVIDENZA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,22-32)
Gesù disse ai suoi discepoli: «Per questo io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto? Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se dunque Dio veste così bene l’erba nel campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più farà per voi, gente di poca fede. E voi, non state a domandarvi che cosa mangerete e berrete, e non state in ansia: di tutte queste cose vanno in cerca i pagani di questo mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in aggiunta. Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

Dalla Regola di Santa Chiara (FF2795)
Le sorelle non si approprino di nulla, né della casa, né del luogo, né d’alcuna cosa, e come pellegrine e forestiere in questo mondo, servendo al Signore in povertà e umiltà con fiducia mandino per la elemosina. E non devono vergognarsi, poiché il Signore si fece per noi povero in questo mondo.  E questo quel vertice dell’altissima povertà che ha costituto voi, sorelle mie carissime, eredi e regine del regno dei cieli vi ha reso povere di sostanze, ma ricche di Virtù.  Questa sia la vostra parte di eredità, che introduce nella terra dei viventi. Aderendo totalmente ad essa, non vogliate mai, sorelle dilettissime, avere altro sotto il cielo, per amore del Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima Madre.

Per riflettere
La sequela del Signore Gesù Cristo è vissuta da Chiara e dalle sue sorelle come una continua espropriazione di sé che le rende libere per il Regno dei cieli. Non appropriarsi di nulla le fa essere pellegrine e forestiere in questo mondo, ricche dell’amore di Dio che provvede a che il suo piccolo gregge, dedito alla sequela di Cristo, abbia tutto il necessario per vivere. La vita vale più del cibo e del vestito, e la cura amorevole del Padre -che veste i gigli del campo e nutre gli uccelli del cielo- si riversa ancor più sui figli che non si preoccupano di se stessi, ma vanno alla ricerca del suo Regno, nella libertà dell’amore che conduce nella terra dei viventi.

Preghiamo a cori alterni (Sal 104)
Tutti da te aspettano che tu dia loro cibo a tempo opportuno.

Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;
apri la tua mano, si saziano di beni.

Nascondi il tuo volto: li assale il terrore;
togli loro il respiro: muoiono, e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
Egli guarda la terra ed essa trema,
tocca i monti ed essi fumano.

Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare inni al mio Dio finché esisto.
A lui sia gradito il mio canto, io gioirò nel Signore.

Canto

 QUINTO GIORNO - 6 AGOSTO
PERDONO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,20-24)
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Dalla Regola di Santa Chiara
L’abbadessa e le sue sorelle si guardino dallo adirarsi e turbarsi per il peccato di alcuna, perché l’ira e il turbamento impediscono la carità in se stesse e nelle altre. Se accadesse, il che non sia, che fra una sorella e l’altra sorgesse talvolta, a motivo di parole o di segni, occasione di turbamento e di scandalo, quella che fu causa di turbamento, subito, prima di offrire davanti a Dio l’offerta della sua orazione, non soltanto si getti umilmente ai piedi dell’altra domandando perdono, ma anche con semplicità la preghi di intercedere per lei presso il Signore perché la perdoni. L’altra poi, memore di quella parola del Signore: «Se non perdonerete di cuore, nemmeno il Padre vostro celeste perdonerà voi, perdoni generosamente alla sua sorella ogni offesa fattale».

Per riflettere
L’espropriazione scelta da Chiara per seguire nella libertà l’amore di Cristo, ha il suo inizio nell’espropriazione dei beni, ma raggiunge la profondità del cuore nell’espropriazione della propria volontà, la quale per inclinazione naturale sarebbe portata a far valere se stessa, ripagando il male ricevuto. È il perdono che ricrea la fraternità ferita, divenendo fonte di libertà nelle relazioni e trovando la sua sorgente nell’amore di Dio, il quale ci colma di misericordia. Il Vangelo sottolinea che poco vale l’offerta portata all’altare se in essa non offriamo noi stessi con cuore pacificato. La giustizia, chiesta dai comandamenti, ha il cuore e il culmine nella carità che previene persino l’adirarsi e il turbarsi del cuore, quello che nessuno vede ma che sgretola la vita della fraternità, il Corpo di Cristo che misticamente noi formiamo per sola grazia del Signore.

Preghiamo insieme
Padre nostro…

Canto

 SESTO GIORNO - 7 AGOSTO
SENTINELLA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 8,16-18)
Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

Dalla seconda lettera di Santa Chiara (FF 2874-2875)
Giacché una sola è la cosa necessaria, di essa soltanto ti scongiuro e ti avviso per amore di Colui, al quale ti sei offerta come vittima santa e gradita. Memore del tuo proposito, come un’altra Rachele, tieni sempre davanti agli occhi il punto di partenza. I risultati raggiunti, conservali; ciò che fai, fallo bene; non arrestarti; ma anzi, con corso veloce e passo leggero, con piede sicuro, che neppure alla polvere permette di ritardarne l’andare, avanza confidente e lieta nella via della beatitudine che ti sei assicurata.

Per riflettere
Chiara accoglie la sua missione vivendo come una sentinella a favore dei fratelli, della Chiesa. La sentinella porge un ascolto attento al più impercettibile rumore, segnala con la sua lampada posta sul monte la direzione della libertà e della salvezza ed è attenta ad ogni movimento che preannuncia un pericolo, attorno e dentro di sé.

Chiara ha vissuto e indicato questa vigilanza spirituale tenendo stretti i doni ricevuti e accogliendo come lampada per i suoi passi la Parola del Signore. È questo anche per noi il sentiero della beatitudine: mettere al centro del nostro pensare e agire il Signore ci rende sentinelle in ascolto. A chi pone nel Suo tesoro ciò che ha, sarà dato ancora di più nell’intensità della luce che è Dio.

Preghiamo a cori alterni (Sal 62)
O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco,

ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.

Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.

Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

A te si stringe l’anima mia: la tua destra mi sostiene.

Canto

SETTIMO GIORNO - 8 AGOSTO
CROCE

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 23,38-46)
Sopra Gesù c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

Dalla seconda lettera di Santa Chiara (FF 2879-2880)
Vedi che Egli per te si è fatto oggetto di disprezzo, e segui il suo esempio rendendoti, per amor suo, spregevole in questo mondo.  Mira, o nobilissima regina, lo Sposo tuo, il più bello tra i figli degli uomini, divenuto per la tua salvezza il più vile degli uomini, disprezzato, percosso e in tutto il corpo ripetutamente flagellato, e morente perfino tra i più struggenti dolori sulla croce. Medita e contempla e brama di imitarlo. Se con Lui soffrirai, con Lui regnerai; se con Lui piangerai, con Lui godrai; se in compagnia di Lui morirai sulla croce della tribolazione, possederai con Lui le celesti dimore nello splendore dei santi, e il tuo nome sarà scritto nel Libro della vita e diverrà famoso tra gli uomini.

Per riflettere
Chiara, immersa nell’amore di Dio, innalza il suo sguardo al Crocifisso, centro e culmine dell’amore che salva l’umanità. La compassione del suo cuore, che la associa a Cristo mentre compie la sua opera di salvezza, accende in profondità il desiderio di imitarlo. La pienezza della fede, provata dalla croce, è dono di grazia per quanti Cristo Crocifisso associa a Sé. Ogni umano soffrire nel corpo e nell’anima, viene unito a  ciò che il Signore ha patito ed è da lui portato nel Suo cuore. Col suo soffrire e morire ha aperto per noi la vita senza fine: “Se con lui patirai, con lui regnerai; soffrendo con lui, con lui godrai”.

Preghiamo a cori alterni (Sal 91)
Chi abita al riparo dell’Altissimo

passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.

Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.

Ti coprirà con le sue penne,
sotto le sue ali troverai rifugio;
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.

Non temerai il terrore della notte
né la freccia che vola di giorno,

la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra,
ma nulla ti potrà colpire.

Basterà che tu apra gli occhi
e vedrai la ricompensa dei malvagi!

«Sì, mio rifugio sei tu, o Signore!».
Tu hai fatto dell’Altissimo la tua dimora.

Canto

OTTAVO GIORNO - 9 AGOSTO
BEATITUDINE

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12)
Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Dalla quarta lettera di Santa Chiara (FF 2901-2902)
Te veramente felice! Ti è concesso di godere di questo sacro convito, per poter aderire con tutte le fibre del tuo cuore a Colui, la cui bellezza è l’ammirazione instancabile delle beate schiere del cielo. L’amore di lui rende felici, la contemplazione ristora, la benignità ricolma.  La soavità di lui pervade tutta l’anima, il ricordo brilla dolce nella memoria.  Al suo profumo i morti risorgono e la gloriosa visione di lui formerà la felicità dei cittadini della Gerusalemme celeste. E poiché questa visione di lui è splendore dell’eterna gloria, chiarore della luce perenne e specchio senza macchia, ogni giorno porta l’anima tua, o regina, sposa di Gesù Cristo, in questo specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto, perché tu possa così adornarti tutta all’interno e all’esterno, vestita e circondata di varietà, e sii parimenti adorna con i fiori e le vesti di tutte le virtù, come conviene a te, figlia e sposa carissima del sommo Re. 

Per riflettere
Felice davvero chi si specchia nelle beatitudini e trova in esse il volto di Cristo e, come in uno specchio, vede il proprio volto, l’identità della sua anima, e ne trae pienezza di vita. La beatitudine di Chiara è senz’altro Cristo stesso e la via tracciata della beatitudine è il ritrarre in se stessa l’immagine di Lui, “la cui bellezza ammirano le beate schiere del cielo”. La sua povertà di spirito è ricambiata dalla ricchezza regale di Gesù Cristo che rende sposa e regina l’anima a lui consacrata. La ricchezza della virtù dello Spirito attrae anche noi, che ci mettiamo in ascolto per accogliere la Parola delle beatitudini, Parola che plasma la nostra esistenza perché possa aderire con il più profondo del cuore all’amore di  Dio, Signore e Padre nostro.

Preghiamo a cori alterni (Sal 98)
Cantate al Signore un canto nuovo,

perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.

Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.

Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

Canto

NONO GIORNO - 10 AGOSTO
SPONSALITÀ

Dal Cantico dei Cantici (4,7-12)
Tutta bella sei tu, amata mia, e in te non vi è difetto. Vieni dal Libano, o sposa, vieni dal Libano, vieni! Scendi dalla vetta dell’Amana, dalla cima del Senir e dell’Ermon, dalle spelonche dei leoni, dai monti dei leopardi. Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, mia sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo, con una perla sola della tua collana! Quanto è soave il tuo amore, sorella mia, mia sposa, quanto più inebriante del vino è il tuo amore, e il profumo dei tuoi unguenti, più di ogni balsamo.

Le tue labbra stillano nettare, o sposa, c’è miele e latte sotto la tua lingua e il profumo delle tue vesti è come quello del Libano.
Giardino chiuso tu sei, sorella mia, mia sposa, sorgente chiusa, fontana sigillata.

Dalla quarta lettera di Santa Chiara a Agnese di Boemia
Contemplando ancora le indicibili sue delizie, richezze e onori eterni e sospirando per l'eccessivo desiderio e amore del cuore grida: Attirami dietro a te, correremo al profumo dei tuoi unguenti, o sposo celeste! Correrò e non verrò meno, finché tu mi introduca nella cella del vino, finché la tua sinistra sia sotto il mio capo e la destra felicemente mi abbracci e tu mi baci con il felicissimo bacio della tua bocca.

Per riflettere
È Cristo l’oggetto della mistica di Chiara: egli la invita a preferire la comunione con lui ad ogni altro tipo di attrattiva ed ella decide di rispondere affermativamente e con determinazione, attingendo anche all’esperienza di Francesco, suo principale maestro in questo tipo di cammino alimentato dal continuo desiderio di unione con il Signore e che  va  definito come amore serafico. La mistica di S. Chiara ha come punto di partenza la donazione generosa ed incondizionata a Cristo, assoluto della sua vita: ella è mossa dalla consapevolezza che l’amore del Signore è stato senza riserve e con questo stesso stile intende amare Cristo ed i fratelli. Inoltre, fanno parte della sua esperienza alcune caratteristiche fondamentali del vissuto mistico quali l’inabitazione della Trinità, la passività mistica e l’unione trasformante. Il tutto parte ed è costantemente sostenuto dalla preghiera incessante che rappresenta il motore di questo tipo di realtà. 

Preghiamo a cori alterni (Sal 44)
Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
il re è invaghito della tua bellezza.

È lui il tuo signore: rendigli omaggio.
Gli abitanti di Tiro portano doni,
i più ricchi del popolo cercano il tuo favore.

Entra la figlia del re: è tutta splendore,
tessuto d’oro è il suo vestito.
È condotta al re in broccati preziosi.

Dietro a lei le vergini, sue compagne,
a te sono presentate;
condotte in gioia ed esultanza,
sono presentate nel palazzo del re.

Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
li farai prìncipi di tutta la terra.
Il tuo nome voglio far ricordare per tutte le generazioni;
così i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.

Canto

10 AGOSTO
Commemorazione del Beato Transito della Madre Santa Chiara

 G: “Noi veramente felici! Ci è concesso di godere questo sacro Convito!”. Davanti a te Gesù, splendore dell’eterna gloria, chiarore della luce perenne e specchio senza macchia, vogliamo portare le nostre anime, perché con la tua grazia possiamo essere illuminati e trasformati da quell’ardore di Carità che rifulse a modello ed esempio nella vita di S. Chiara. Chiediamo a lei, fulgida luce di eterno chiarore di guidarci e accompagnarci in questa “visione”, …a questo “incontro”.

Dalla terza Lettera di S. Chiara alla Beata Agnese di Praga (FF 2888 - 2890)
Colloca i tuoi occhi davanti allo specchio dell'eternità, colloca la tua anima nello splendore della gloria, colloca il tuo cuore in Colui che è figura della divina sostanza, e trasformati interamente, per mezzo della contemplazione, nella immagine della divinità di Lui. Sì perché è ormai chiaro che l'anima dell'uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature, è resa dalla grazia di Dio più grande del cielo.  Mentre, infatti, i cieli con tutte le altre cose create non possono contenere il Creatore, l'anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno. A qual modo, dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel suo grembo, tu pure, seguendo le sue vestigia, specialmente dell'umiltà e povertà di Lui, puoi sempre, senza alcun dubbio, portarlo spiritualmente nel tuo corpo.  E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenute.

 G.: In silenzio …ancora in questo pezzetto di specchio, restituiamo umilmente la bella Immagine che è in noi, …che siamo noi! Illuminate dallo Spirito Santo, immerse nello sguardo di Dio, facciamo cantare questa bella immagine, nella lode e nella gratitudine, perché desiderate, amate, volute, abitate! …con tutto ciò che siamo, oggi, ora!

 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 1-11)
Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

G: Chiara, giunta al termine della sua vita, la trova piena di amore e di tenerezza, segnata in ogni istante dalla presenza di Dio. Su di Lui ella ripone la sua fiducia per ciò che l’attende: la vita sulla terra e la vita dell'aldilà sono illuminate dalla benedizione di Dio. Immersa in questo abbandono fiducioso, Chiara, sul letto di morte, benedice la vita e colui che gliel'ha donata.

Dalla leggenda di Santa Chiara (FF 3246 – 3254)
“Il Beato Transito della madre Santa Chiara”
Da ultimo la vedono agonizzare per parecchi giorni prima della fine: e cresce in questo tempo la fede della gente e la devozione popolare. Ogni giorno è anche onorata, come già santa, dalla visita assidua di cardinali e di prelati. E, ciò che è evento meraviglioso ad udirsi, pur non potendo prendere alcun cibo per diciassette giorni, fu dal Signore sostenuta con tanta fortezza che era lei a confortare, esortandoli al servizio di Cristo, tutti quelli che venivano a visitarla. Infatti, esortandola il buon frate Rainaldo alla pazienza nel lungo martirio di così gravi infermità, con voce perfettamente libera da forzature gli rispose: «Da quando ho conosciuto la grazia del Signore mio Gesù Cristo per mezzo di quel suo servo Francesco, nessuna pena mi è stata molesta, nessuna penitenza gravosa, nessuna infermità mi è stata dura, fratello carissimo!». Poi, facendosi più vicino il Signore e già quasi stando sulla soglia, Chiara vuole che le stiano accanto sacerdoti e frati spirituali, che le ripetano la Passione del Signore e sante parole. E appena tra di essi le appare frate Ginepro, famoso per saper vibrare ardenti giaculatorie al Signore, con calde parole dal cuore, animata da rinnovata letizia gli chiede se abbia lì pronto qualcosa di nuovo riguardo al Signore. Ed egli, aprendo la bocca, dalla fornace del cuore ardente libera fiammeggianti scintille di parole, e la vergine di Dio trova grande consolazione nelle sue parabole. Infine si volge alle figlie in lacrime, raccomandando loro la povertà del Signore e ricorda lodando i benefici divini. Benedice devoti e devote sue e implora larga grazia di benedizione su tutte le figlie, sia presenti che futuri.

Canto

Sono lì presenti quei due benedetti compagni del beato Francesco, dei quali uno, Angelo, lui stesso in lacrime, consola le afflitte; l’altro, Leone, bacia il giaciglio di Chiara morente. Piangono le figlie desolate il distacco dalla loro pia madre e la accompagnano con le lacrime mentre se ne va, sapendo che non la vedranno più. Volgendosi poi a sé stessa, la vergine santissima parla silenziosamente alla sua anima: «Va’ sicura – le dice – perché hai buona scorta, nel viaggio. Va’, perché Colui che t’ha creata, ti ha santificata e sempre guardandoti come una madre suo figlio, ti ha amata con tenero amore». «E tu, Signore – soggiunge – sii benedetto, che mi hai creata». Interrogandola una delle sorelle a chi stesse parlando, rispose: «Io parlo all’anima mia benedetta». E ormai quella gloriosa scorta non era molto lontana. Volgendosi infatti a una figlia, le domanda: «Vedi tu il Re della gloria, che io vedo, o figlia?» Su un’altra pure si posò la mano del Signore e con gli occhi del corpo vide tra le lacrime una beatificante visione. Trafitta invero dal dardo di un profondo dolore, volge lo sguardo verso la porta della casa: ed ecco, entra una schiera di vergini in bianche vesti e tutte hanno ghirlande d’oro sul capo. Si avanza tra loro una più splendente delle altre, dalla cui corona, che appare alla sommità come un turibolo traforato, s’irradia un tale splendore da mutare in luce del giorno l’oscurità della notte tra le pareti della casa. Si avvicina al lettuccio, dove giace la Sposa del Figlio e, chinandosi su di lei con tenerissimo amore, le dona un dolcissimo abbraccio. Le vergini distendono un pallio di meravigliosa bellezza e, tutte a gara servendo, rivestono il corpo di Chiara e ne adornano il talamo.

G: Indi, il giorno successivo alla festa del beato Lorenzo, quella santissima anima esce dalla vita mortale, per essere premiata con l’alloro eterno; e, disfatto il tempio della carne, il suo spirito passa beatamente al cielo. Benedetto quest’esodo dalla valle della miseria, che fu per lei ingresso nella vita beata! Si rallegrino i santi, Chiara entra splendente nella gloria eterna.

Canto

Dal Testamento di S. Chiara (cfr FF 2823 – 2830)
Tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto ed ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordie, per i quali siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, grande è quello della nostra vocazione. E quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a lui obbligate.  Perciò l'Apostolo ammonisce: «Conosci bene la tua vocazione».
Con quanta sollecita disponibilità e con quanta applicazione di spirito e di corpo dobbiamo perciò eseguire i comandamenti di Dio e del padre nostro Francesco, perché, con l'aiuto divino, possiamo riconsegnare a lui, moltiplicati, i talenti) ricevuti!
Infatti, proprio il Signore ha collocato noi come modello, ad esempio e specchio non solo per gli altri uomini, ma anche per le nostre sorelle, quelle che il Signore stesso ha chiamato a seguire la nostra vocazione, affinché esse pure risplendano come specchio ed esempio per tutti coloro che vivono nel mondo.
Avendoci, dunque, Egli scelte per un compito tanto elevato, quale è questo, che in noi si possano specchiare tutte coloro che chiama ad essere esempio e specchio degli altri, siamo estremamente tenute a benedire e a lodare il Signore, ed a crescere ogni giorno più nel bene. 

 G: O Chiara beata, tu che, infiammata dal fuoco dell'amore, con corsa veloce e passo leggero, hai seguito le orme del Signore, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo in Santa Unità e Altissima Povertà, concedici di poter, come te, collocare i nostri occhi davanti allo specchio dell'eternità, per trasformarci interamente nell'immagine della divinità di Lui. Amen 

Canto finale

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