a Civita Castellana il primo giorno in classe dei bimbi ucraini
Una mappa della scuola accompagnata da alcuni cartelli in ucraino per aiutare i bambini a orientarsi. E poi le bandierine gialle e blu all’ingresso, pronte ad accogliere i nuovi compagni giunti nell'alto Lazio dall'est Europa. La campanella della scuola di via Ferretti, a Civita Castellana, nel cuore della Tuscia viterbese, inizia a suonare e i volti dei Kirill, Daria e Nicoletta (6, 8 e 10 anni) non nascondono la commozione e il timore per una nuova pagina di vita che si apre dopo la fuga dalla guerra.
Il primo giorno di scuola è trascorso tra canti, balli e un pizzico di ritrovata serenità dopo il lungo viaggio, durato decine di ore, che dall’ Ucraina occidentale li ha condotti nel borgo del Viterbese. Nessuno di loro parla italiano, “ma abbiamo cercato di rendere reperibili i luoghi più importanti come la classe o i bagni, indicandoli nella lingua madre – assicura la dirigente delle scuole Francescane, Marilieta Biazzi – dopodiché, soprattutto con la bimba più grande, ci siamo serviti di google traduttore e del supporto di una mediatrice linguistica ucraina che a titolo volontario si è offerta di aiutare”.
L’ingresso a scuola dei ragazzi è stato accolto dall’inno dell’istituto, il “Sento la gioia”. Fuggiti da una guerra, non avevano con loro materiale scolastico. “I genitori degli altri bambini ci hanno donato tutto – afferma commossa Tatiana, la nonna dei tre – libri, quaderni, zaini. Ci hanno fatto un grande regalo”.
I bambini sono stati già sottoposti a tampone e hanno ricevuto la prima dose di vaccino. Resteranno a scuola dalle 8 alle 16. Durante la prima lezione gli insegnanti hanno provato a fare conoscere anche ai bambini italiani i luoghi di provenienza dei nuovi compagni di classe. Il maestro Danilo, sulla lavagna, ha fatto scrivere i nomi di Mucacevo e di Civita Castellana, le città a cui Kirill, Daria e Nicoletta saranno per sempre legati. “La nostra patria è il mondo intero”, spiega lui, mentre la maestra Maria Loredana “spera di poter vedere presto un po’ di luce in quegli occhi impauriti”. Alla fine Kirill, Daria e Nicoletta – dopo un primo momento di rigidità – si sciolgono e iniziano a ballare con i loro nuovi amici. “I bambini italiani hanno accolto benissimo i nuovi arrivati – racconta ancora la dirigente – li abbiamo preparati, già dalla settimana scorsa, con il saluto, i balli, i canti. Che cosa abbiamo fatto? Abbiamo evocato la pace, insieme, utilizzando le parole adeguate al dramma del momento”.
A Kirill, Daria e Nicoletta si sono aggiunti altri tre bambini: due gemelli di quattro anni e un bambino di sette anni e mezzo. Tre frequentano la scuola dell’infanzia, uno la seconda elementare e due bambine rispettivamente la quarta e la quinta. E anche per loro è pronta un’accoglienza calorosa. “Sono mamma di una bambina che, ogni giorno, non vede l’ora di stare con le sue amichette – spiega Giusi De Novara, genitore – ero certa che sarebbero stati accolti nel migliore dei modi. La staffetta della solidarietà è partita immediatamente. Bisogna cercare di dare loro una vita normale, come tutti i bambini meriterebbero di vivere. Stiamo cercando, con la scuola, di farli sentire al riparo colmando quella serenità che al momento manca”.
Un problema potrebbe riguardare la differenza di programmi scolastici che sussiste tra Italia e Ucraina: “probabilmente i livelli sono diversi – dice la preside – la scuola dell’obbligo dura meno e già in questo c’è una differenza”. I tre, nel frattempo, hanno iniziato a studiare un po' di italiano nell'abitazione in cui vivono assieme ad altre 8 persone. Hanno voglia di imparare in fretta e soprattutto di fare amicizia.
I bambini, tutti fratelli, sono stati accompagnati a scuola dalla mamma Viktoria e dal papà Alessandro, rimasti entusiasti e sorpresi dall’ondata di affetto. I due, nel frattempo, cercano un lavoro: “ma senza permesso di soggiorno – dicono – non è facile”. E anche la nonna ammette: "dopo la fuga dalla loro casa, ho finalmente rivisto un po' di felicità".
Alessio Campana

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