|
Novena in preparazione alla Solennità del Transito del Santo Padre Nostro Francesco

Introduzione
Francesco d'Assisi, santo. Francesco d'Assisi, frate. Francesco d'Assisi, mistico. E all'elenco si potrebbero aggiungere non sappiamo quanti appellativi. Ma, nella sua festa, in questo anno, vorremmo focalizzare l'attenzione sul Francesco, amante dell’Eucarestia. Questo amore lo possiamo scorgere nei suoi scritti dove è posto in evidenza il suo rapporto speciale con il Corpo del Signore, nella forma Eucaristica, un amore eterno che rompe il Tempo, tanto da dare echi importantissimi fino ai giorni nostri.
Francesco d'Assisi — racconta il suo primo biografo, Tommaso da Celano — "ardeva di amore in tutte le fibre del suo essere verso il sacramento del Corpo del Signore" e "riteneva grave segno di disprezzo non ascoltare almeno una messa al giorno, se il tempo lo permetteva. Si comunicava spesso e con tanta devozione da rendere devoti anche gli altri. Un giorno, poi, volle mandare i frati per il mondo "con pissidi preziose, perché riponessero in luogo il più degno possibile il prezzo della redenzione, ovunque lo vedessero conservato con poco decoro".
E voleva anche che si dimostrasse grande rispetto alle mani del sacerdote, perché a esse è stato conferito il divino potere di consacrare questo sacramento. "Se mi capitasse — diceva spesso — d'incontrare insieme un santo che viene dal cielo e un sacerdote poverello, saluterei prima il prete e correrei a baciargli le mani. Direi infatti: 'Ohi! Aspetta, san Lorenzo, perché le mani di costui toccano il Verbo di vita e possiedono un potere sovrumano!'".
Percorrendo la preghiera del Vespro, in questi giorni di preparazione alla festa di San Francesco, incontreremo tanti volti del Corpo del Signore, espressioni dell’unica Eucaristia. Contempliamoli con gli occhi e la disponibilità del Santo Poverello perché anche la nostra vita, trasformata in perenne liturgia di lode, rifletta la luce della Pasqua di Cristo nascosta nel corpo e nel sangue dei fratelli. Adoriamoli, “offrendo i nostri corpi come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio” (Rm 12, 1), affinché la nostra epoca sfigurata da tante prove, ritorni ad avvicinarsi a Cristo Gesù, unico Salvatore. Maria, donna eucaristica, modello di vita credente, ci ottenga nell’itinerario liturgico di questa Novena, un cuore silenzioso, raccolto, in ascolto della preghiera della Chiesa e dei nostri santi.
25 settembre: FRANCESCO, AMANTE DELLA VOLONTA’ DEL SIGNORE Dal Commento al Padre nostro di S. Francesco:
Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra (Mt 6,10): affinché ti amiamo con tutto il cuore (Cfr. Lc 10,27), sempre pensando te; con tutta l’anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, indirizzando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e i sensi dell’anima e del corpo in offerta di lode al tuo amore e non per altro; e affinché amiamo i nostri prossimi come noi stessi, attirando tutti secondo le nostre forze al tuo amore , godendo dei beni altrui come fossero nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando alcuna offesa a nessuno (Cfr. 2Cor 6,3).
Riflessione (facoltativa)
Da quando Francesco è divenuto discepolo di Gesù, il suo unico desiderio è stato quello di lasciarsi attirare “dentro di Lui”. Francesco voleva conoscerlo, voleva conoscere la sua volontà, voleva comportarsi in maniera degna di lui, per piacergli in tutto (Col. 1, 9-11). Desiderava ardentemente una comunione di vita con lui e la realizzava, affascinato, offrendogli “pensieri ed affetti, parole ed opere” (Sacramentum Caritatis 71). Questo era il suo culto, la sua Eucaristia; mistero che “pervadeva ogni aspetto della sua realtà e trasformava tutte le circostanze (SC 71) perché fossero e dicessero la novità di Gesù e la sua eterna presenza tra noi.
Dagli scritti di Madre Serafina
“Lungo la strada mi adoperai a purificare sempre di più la mia intenzione e a rendermi atta all’opera del Signore. Non volevo che lui solo, l’esecuzione della sua volontà spoglia affatto di qualunque idea potesse riguardare la mia persona. La volontà di Dio in tutto. La volontà di Dio sempre”.
Intercessione da inserire nei Vespri: Vivifica i nostri cuori nella carità, perché siano nella Chiesa, per intercessione del nostro P. S. Francesco, trasparenza eucaristica del Padre.
26 settembre: FRANCESCO E LA BEATITUDINE NELLA PERSECUZIONE
Dalla Regola non Bollata e dai Fioretti di S. Francesco
45 E tutti i frati, dovunque sono, si ricordino che hanno donato sé stessi e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo. E per il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: «Colui che perderà l’anima sua per me, la salverà per la vita eterna». (Lc 9,24.; Mt 25,46).
1836 […] Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito santo che Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere sé medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare […] ma nella croce della tribolazione e dell’afflizione ci possiamo gloriare […].
Dalla Esortazione apostolica Sacramentum Caritatis (85)
[…] Offrite i vostri corpi (Rm 12,1). La prima e fondamentale missione che ci viene dai santi Misteri che celebriamo è di rendere testimonianza con la nostra vita. Lo stupore per il dono che Dio ci ha fatto in Cristo imprime alla nostra esistenza un dinamismo nuovo impegnandoci ad essere testimoni del suo amore. Diventiamo testimoni quando, attraverso le nostre azioni, parole e modo di essere, un Altro appare e si comunica. […] Il cristiano che offre la sua vita nel martirio entra nella piena comunione con la Pasqua di Gesù e così diviene egli stesso con Lui Eucaristia.
Ma anche quando non ci viene chiesta la prova del martirio, sappiamo che il culto gradito a Dio chiede intimamente questa disponibilità e trova la sua realizzazione nella lieta e convinta testimonianza, di fronte al mondo, di una vita cristiana coerente negli ambiti dove il Signore ci chiama ad annunciarlo.
Lettera di M. Caterina 31 marzo 1917 per conto di Madre Serafina.
“La Madre vi guarda commossa una per una prostrarsi innanzi a Gesù; e mentre vi benedice, si unisce a voi nell’amore e nel sacrificio, lieta di continuare il Suo stato di vittima, per placare la D. Giustizia, irritata anche per le nostre passate. Trascuratezze nel zelare l’Adorazione del SS. Sacramento. […] Vi offre a Gesù per Maria ad ogni momento e vi aspetta al Cenacolo a posare, come S. Giovanni, la testa sul petto del D. Maestro.”
Intercessione da inserire nei Vespri: Concedici, sull’esempio di S. Francesco di annunciare e testimoniare l’eucaristia di Gesù.
27 settembre: FRANCESCO E LA SUA COMPASSIONE, RIFLESSO DEL SOMMO PASTORE
Dalla Vita seconda di Tommaso da Celano
763 Amava con maggiore bontà e sopportava con pazienza quelli che sapeva turbati da tentazioni e deboli di spirito, come bambini fluttuanti. Per cui, evitando le correzioni aspre, dove non vedeva un pericolo risparmiava la verga per riguardo alla loro anima. E soleva dire che è dovere del superiore, padre e non tiranno, prevenire l’occasione della colpa e non permettere che cada chi poi difficilmente potrebbe rialzarsi, una volta caduto. Oh, quanto è degna di compassione la nostra stoltezza! Non soltanto non rialziamo o sosteniamo i deboli, ma a volte li spingiamo a cadere. Giudichiamo di nessuna importanza sottrarre al Sommo Pastore una pecorella, per la quale sulla croce gettò un forte grido con lacrime.
Riflessione (facoltativa)
S. Francesco in tutto contemplava il Sommo Pastore e contemplandolo diveniva uno con lui e i suoi sentimenti. Per Francesco il Sommo Pastore era il Buon Pastore sempre pronto a dare la vita per le sue pecorelle, sempre pronto a nutrirle e a difenderle con il suo Corpo.
«Bone Pastor, panis vere. Iesu, nostri miserere…». Buon Pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici portaci ai beni eterni nella terra dei viventi. Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi figli alla tavola del cielo. (Ecclesia de Eucharistia 62) Nutrendosi di questo vero Pane, Francesco ha imparato ad amare chi era debole e chinandosi con compassione sulle debolezze dei suoi fratelli, li ha condotti con Gesù, Buon Pastore, alla tavola del cielo.
Dagli scritti di Madre Serafina
“I pochi giorni che mi restano da vivere, intendo, dedico, consacro e protesto sia di Gesù solo e a Lui offro come incenso odoroso in vittima di sincera riparazione, di sacrificio generoso, d’amore ardente, operativo, tutto zelo per la gloria di Dio, per la salvezza delle anime, per le quali sarei lieta immolarmi, onde condurre tutte entro il Cuore Adorabile di Gesù…”
Intercessione da inserire nei Vespri: Tu che sei il Buon Pastore, vero Pane, rendici capaci di custodire la vita dei nostri fratelli e sorelle nella Bontà del tuo amore.
28 settembre: FRANCESCO E IL SUO AMORE PER LE ANIME
Dalla Vita seconda di Tommaso da Celano
758 La forza dell’amore aveva reso Francesco fratello di tutte le altre creature; non è quindi meraviglia se la carità di Cristo lo rendeva ancora più fratello di quanti sono insigniti della immagine del Creatore. Diceva infatti che niente è più importante della salvezza delle anime, e lo provava molto spesso col fatto che l’Unigenito di Dio si è degnato di essere appeso alla croce per le anime. Da qui derivava il suo impegno nella preghiera, il suo trasferirsi da un luogo all’altro per predicare, la sua grande preoccupazione di dare buon esempio. Non si riteneva amico di Cristo, se non amava le anime che Egli ha amato.
Dalla Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia
“Nell’Eucaristia abbiamo Gesù, abbiamo il suo sacrificio redentore, abbiamo il dono dello Spirito Santo, abbiamo l’adorazione, l’obbedienza e l’amore al Padre […]. Il tesoro eucaristico che il Signore ha messo a nostra disposizione ci stimola verso il traguardo della sua piena condivisione con tutti i fratelli. Non disperdiamo questo tesoro, decisivo per la salvezza del genere umano, per la salvezza delle anime” (11, 60, 61).
Francesco attingeva la forza del suo amore per le anime nell’Eucaristia, mistero di fede e di comunione con Dio. La sua preghiera, la sua predicazione, la sua preoccupazione di dare il buon esempio, nascevano da una intimità umile con l’umile Gesù.
Dagli scritti di Madre Serafina
“Vi lascio nel Tabernacolo e prego Gesù a versarvi a piene mani i suoi carismi. Il Tabernacolo racchiude l’Amore vostro. Fate un tabernacolo nel vostro cuore e ricordate che non si può comunicare agli altri se non quel che si ha. Se non ci formiamo allo spirito del tabernacolo, la nostra missione riesce dannosa, anziché utile. Io non potrò innamorare un’anima di Gesù Eucaristia se io non ne sono innamorata.”
Intercessione da inserire nei Vespri: Concedici, sull’esempio di S. Francesco, di accogliere la grazia del tuo Spirito, per essere annunciatori credibili del Vangelo che salva.
29 settembre: FRANCESCO E LA SUA DEVOZIONE PER GLI SPIRITI ANGELICI
Dalla Leggenda maggiore di S. Bonaventura
1166 Agli spiriti angelici, i quali ardono di un meraviglioso fuoco che fa rapire in Dio e infiamma le anime degli eletti, era unito da un inscindibile vincolo d’amore. 785 Venerava con il più grande affetto gli angeli [...]. Diceva che dobbiamo venerare questi compagni che ci seguono ovunque e allo stesso modo invocarli come custodi [...].
Riflessione (facoltativa)
Perché Francesco era unito da un inscindibile vincolo d’amore con gli spiriti angelici? Perché la silenziosa forza del loro amore celebrava senza sosta alcuna «l’azione di grazie» a lode e gloria del Signore. Francesco ammirava il loro modo di stare con Dio e con gli uomini. Infatti, questi spiriti celesti stanno perennemente in cielo, alla presenza del Dio Altissimo e perennemente sulla terra, sulla quale sono «inviati a vantaggio di coloro che devono essere salvati» (Eb 1,14).
Contemplando la loro gioia di essere culto gradito a Dio, Francesco insegna anche a noi ad essere Eucaristia, azione di grazie, «concelebrazione» (LG 50) in cui ci uniamo agli Angeli nel triplice canto: «Santo, Santo, Santo, il Signore Dio dell’universo».
Dagli scritti di Madre Serafina
“Gesù Eucaristico è il compendio della nostra fede, fondamento della nostra speranza, fiamma della nostra carità. Gesù che si dona a noi nella SS. Comunione! Oh! se in quel fortunato momento noi avessimo la vera fede, noi vedremmo Gesù cogli occhi dello spirito come i Santi in Paradiso… lo vuoi vedere? Sii profondamente umile; la vera umiltà ti otterrà la fede e la fede la visione di Gesù vivo e vero come sta in cielo. Oh! gioia intramontabile!”
Intercessione da inserire nei Vespri: Accresci la nostra gratitudine per il dono degli Spiriti celesti perché insieme con loro diveniamo una perenne liturgia di lode a te gradita.
30 settembre: FRANCESCO E I FRUTTI DELLA SUA PREDICAZIONE
Dalla Vita prima di Tommaso da Celano
384 Splendeva come fulgida stella nel buio della notte e come luce mattutina diffusa sulle tenebre; così in breve l’aspetto dell’intera regione si cambiò e perdendo il suo orrore, divenne più ridente. E finita la lunga siccità, e nel campo già squallido cresce rigogliosa la messe. Anche la vigna incolta comincia a coprirsi di fiori profumati e a maturare, per grazia del Signore, i frutti soavi di bontà e di bene. Ovunque risuonano azioni di grazie e inni di lode, e non pochi, lasciate le cure mondane, seguendo l’esempio e l’insegnamento di san Francesco, impararono a conoscere amare e rispettare il loro Creatore. Molti, nobili e plebei, chierici e laici, docili alla divina ispirazione, si recavano dal Santo, bramosi di schierarsi per sempre con lui e sotto la sua guida. E a tutti egli, come ricca sorgente di grazia celeste, dona le acque vivificanti che fanno sbocciare le virtù nel giardino del cuore. Artista e maestro di vita evangelica veramente glorioso: mediante il suo esempio, la sua Regola e il suo insegnamento si rinnova la Chiesa di Cristo nei suoi fedeli, uomini e donne, e trionfa la triplice milizia degli eletti.
Riflessione (facoltativa)
Lo Spirito Santo, intimità di comunione con Dio, trasformando Francesco in artista e maestro di vita evangelica lo ha reso specchio di virtù. Guardando a lui possiamo conoscere la forza trasformante che l’Eucaristia possiede. Tutto in lui parla di Dio e diventa un segno bello e vivo della sua Presenza e della sua Sapienza. Quando siamo in comunione con il Signore, lo Spirito Santo è come se trasfigurasse la nostra vita e la rendesse feconda di frutti soavi di bontà e di bene.
Francesco, vera immagine di Dio, era riuscito a “restituire a ogni creatura la sua funzione, quella di lodare il suo Creatore. Ogni creatura e tutto l’universo materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi. Suolo acqua, montagne, tutto è carezza di Dio (Lettera enciclica Laudato si’ 84).
Dagli scritti di Madre Serafina
“Pregate e fatevi sante. La vita è un soffio. Oh! che Gesù ci trovi con le lampade sempre ben fornite d’olio. Nel Cuore amoroso di Gesù Eucaristia il mio voto.” “Tutto passa! tutto finisce! Ma l’ineffabile Divino Amore che alimenta la nostra vita, sarà il nostro premio, la nostra perenne felicità!...”
Intercessione da inserire nei Vespri: Tu che sei la Parola viva data alla nostra vita, disponici a servirla con lo stesso amore con cui l’ha servita il nostro P. S. Francesco.
1° ottobre: FRANCESCO E IL SUO AMORE PER L’EUCARISTIA
Dalla Leggenda dei Tre Compagni
Ecco, ogni giorno egli si umilia (Cfr. Fil 2,8), come quando dalla sede regale (Cfr. Sap 18,15) discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote. E come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane consacrato. E come essi con la vista del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma, contemplandolo con occhi spirituali, credevano che egli era lo stesso Dio, così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero.
E in tal modo il Signore è sempre con i suoi fedeli, come egli stesso dice: “Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
Riflessione (facoltativa)
Francesco vede e crede fermamente che il santissimo corpo e sangue vivo e vero di Cristo vuole rimanere tra noi; la sua presenza è segno chiaro del suo amore. Il sacramento eucaristico è la testimonianza di tale dedizione di Dio per gli uomini, il sacramento del suo amore presente, oggi nella nostra vita.
«Lui è qui come il primo giorno. Lui è qui in mezzo a noi come il giorno della sua morte. Eternamente lui è qui fra noi come il primo giorno. Eternamente ogni giorno. E’ qui fra noi per tutti i giorni della sua eternità». (C. PÉGUY, Lui è qui. Pagine scelte. Cit. da PAOLO MARTINELLI in L’umiltà di Dio)
Dagli scritti di Madre Serafina
“La SS.ma Comunione è la vita dei nostri cuori, il cuore della nostra vita. Cosa sarebbe mai la terra senza Gesù? Come il pane, è alimento quotidiano dell’anima nostra! Chi si accosta a ricevere Gesù colle dovute disposizioni ritrarrà forza per combattere le passioni, grazia per crescere nella virtù, per distaccarsi dalle cose terrene ed unirsi a Gesù, amante Amorosissimo, che picchia continuamente al nostro cuore per entrarvi e farvi dimora.”
Intercessione da inserire nei Vespri: Accresci, per il dono della tua presenza eucaristica, amata e adorata dal serafico P. S. Francesco, la nostra confidenza in te, unico nostro salvatore.
2 ottobre: FRANCESCO E LA SUA DEVOZIONE AGLI ANGELI
Dalla Vita seconda di Tommaso da Celano
785 Venerava col più grande affetto gli angeli, che sono con noi sul campo di battaglia e con noi camminano in mezzo all’ombra della morte. Dobbiamo venerare, diceva questi compagni che ci seguono ovunque e allo stesso modo invocarli come custodi. Insegnava che non si deve offendere il loro sguardo, né osare alla loro presenza ciò che non si farebbe davanti agli uomini. E proprio perché in coro si salmeggia davanti agli angeli, voleva che tutti quelli che potevano si radunassero nell’oratorio e lì salmeggiassero con devozione.
Riflessione (facoltativa)
In coro si salmeggia davanti agli angeli. Tutti, insegna Francesco, siamo invitati in coro a salmeggiare con devozione perché lì sono presenti gli Angeli che «sovrabbondano nel rendimento di grazie» (Col. 2,7). Quanta attenzione, quanto raccoglimento, quanto silenzio del cuore e del corpo devono abitarci per celebrare con devozione la liturgia della bellezza e della presenza di Dio in noi e fra noi! “La Liturgia, come la Rivelazione cristiana è veritatis splendor. Nella liturgia rifulge il Mistero pasquale mediante il quale Cristo stesso ci attrae a sé verso la nostra vocazione: l’amore e ci chiama alla comunione” (Es. Ap. Sacramentum caritatis 35).
Ecco perché Francesco provava grande affetto per gli angeli. Essi sapevano bene davanti a Chi salmeggiassero!
Dagli scritti di Madre Serafina
“In questo giorno d’Amore i nostri Angeli si scambiano il Salve dell’Amore Divino; e ci fanno trovare unite nel luogo ove l’Amore è portato in trionfo e si sente ripetere: Ecco l’Agnello di Dio, Adoratelo!”
Intercessione da inserire nei Vespri: Tu che ci fai dono degli Angeli e li poni sul nostro cammino come cantori della tua grazia, insegnaci per loro intercessione a renderti grazie per i tuoi innumerevoli benefici.
Intercessione da inserire nei Vespri: Tu che ci fai dono degli Angeli e li poni sul nostro cammino come cantori della tua grazia, insegnaci per loro intercessione a renderti grazie per i tuoi innumerevoli benefici.
3 ottobre, Celebrazione dei Vespri con la commemorazione del Transito del Padre San Francesco

L’EUCARISTIA DI FRANCESCO
Mettiamoci, miei carissimi fratelli e sorelle, alla scuola dei Santi, grandi interpreti della vera pietà eucaristica. In loro l’Eucaristia acquista tutto lo splendore del vissuto, ci «contagia» e, per così dire, ci «riscalda» […]. Nell’umile segno del pane e del vino, transustanziati nel suo corpo e nel suo sangue, Cristo cammina con noi, quale nostra forza e nostro viatico e ci rende per tutti testimoni di speranza. (Lett. Enc. Ecclesia de Eucharistia 62)
Nel corpo e nel sangue di San Francesco risplende la comunione con Gesù. Oggi, la sua luminosa santità si fa dono gratuito alla nostra vita, incoraggiando la nostra speranza di credenti in cammino incontro a Cristo.
Dopo una breve pausa di silenzio, segue la lettura del Transito del Padre San Francesco.
Dalla Leggenda maggiore (FF 1239-1245)
Durante il biennio che seguì alla impressione delle stimmate, nell’anno ventesimo della sua conversione, Francesco chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola, per rendere a Dio lo spirito della vita, là dove aveva ricevuto lo spirito della grazia. Quando vi fu condotto si prostrò tutto nudo sulla nuda terra in quell’ora estrema nella quale il nemico poteva ancora scatenare la sua ira. Così disteso sulla terra sollevò la faccia al cielo mentre con la mano sinistra copriva la ferita del fianco destro, che non si vedesse. E disse ai frati: «Io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni».
Piangevano, i compagni del Santo, e uno di loro, che l’uomo di Dio chiamava suo guardiano, si levò su in fretta, prese la tonaca, la corda e le mutande e le porse al poverello di Cristo, dicendo: «Io te le do in prestito, come a un povero, e tu prendile con il mandato della santa obbedienza». Ne gode il Santo e giubila per la letizia del cuore perché vede che ha serbato fede a madonna Povertà fino alla fine; e, levando le mani al cielo, magnifica il suo Cristo, perché, alleggerito di tutto, libero se ne va a Lui. Volle uscire nudo dal mondo e ai frati che gli stavano intorno ingiunse per obbedienza e carità che, dopo morto, lo lasciassero nudo là sulla terra per il tratto di tempo necessario a percorrere comodamente un miglio.
Finalmente, avvicinandosi il momento del suo transito, fece chiamare intorno a sé tutti i frati del luogo e, consolandoli della sua morte con espressioni carezzevoli li esortò con paterno affetto all’amore di Dio. Si diffuse a parlare sulla necessita di conservare la pazienza, la povertà, la fedeltà alla santa Chiesa romana, ma ponendo sopra tutte le altre norme il santo Vangelo. Mentre tutti i frati stavano intorno a lui, stese sopra di loro le mani, intrecciando le braccia in forma di croce (giacché aveva sempre amato questo segno) e benedisse tutti i frati, presenti e assenti, nella potenza e nel nome del Crocifisso. Inoltre aggiunse ancora: «State saldi, o figli tutti, nel timore del Signore e perseverate sempre in esso! E, poiché sta per venire la tentazione e la tribolazione, beati coloro che persevereranno nel cammino iniziato! Quanto a me, mi affretto verso Dio e vi affido tutti alla Sua grazia!».
Terminata questa dolce ammonizione, l’uomo a Dio carissimo comandò che gli portassero il libro dei Vangeli e che gli leggessero il passo di Giovanni, che incomincia: «Prima della festa di Pasqua...»(Gv 13,1). Egli, poi, proruppe nell’esclamazione del salmo: «Con la mia voce al Signore io grido, con la mia voce il Signore io supplico» e lo recitò fin al versetto finale: «Mi attendono i giusti, per il momento in cui mi darai la ricompensa» (Cfr Sal 141,1-8).
Quando, infine, si furono compiuti in lui tutti i misteri, quell’anima santissima, sciolta dal corpo, fu sommersa nell’abisso della chiarità divina e l’uomo beato s’addormentò nel Signore. Uno dei suoi frati e discepoli vide quell’anima beata, in forma di stella fulgentissima, sollevarsi su una candida nuvoletta al di sopra di molte acque e penetrare diritta in cielo: nitidissima, per il candore della santità eccelsa e ricolma di celeste sapienza e di grazia, per le quali il Santo meritò di entrare nel luogo della luce e della pace, dove con Cristo riposa senza fine.
[…] Le allodole, che sono amiche della luce e han paura del buio della sera, al momento del transito del Santo, pur essendo già imminente la notte, vennero a grandi stormi sopra il tetto della casa e roteando a lungo con non so qual insolito giubilo, rendevano testimonianza gioiosa e palese alla gloria del Santo, che tante volte le aveva invitate a lodare Dio.
Preghiamo insieme e diciamo: Ricordati, o padre, di tutti i tuoi figli.
Tu, o Santissimo, conosci perfettamente
come, angustiati da gravi pericoli,
solo da lontano seguono le tue orme.
Da’ loro forza per resistere,
purificali perché risplendano,
rendili fecondi perché portino frutto.
Ottieni che sia effuso su di loro
lo spirito di grazia e di preghiera,
perché abbiano la vera umiltà che tu hai avuto,
osservino la povertà che tu hai seguito,
meritino quella carità
con cui Tu hai sempre amato Cristo crocifisso.
|