«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così». (Lc 10, 30-37)
Lasciando che la Parola di Dio ci parli, leggiamo e contempliamo l’icona.
TRE SCENE: la violenza, l’indifferenza e la cura amorevole
Vengono rappresentate tre scene: nella prima a sinistra viene rappresentata la violenza subita dal viandante. La spelonca allude anche al deserto dove si nascondevano i briganti. Nella scena di destra è rappresentata l’indifferenza del sacerdote e del levita che provano fastidio, e in quella in primo piano al centro la cura amorevole del buon Samaritano che si china davanti a chi è bisognoso.
I SIMBOLI
In alto è raffigurato il Cristo Pantocratore con la mano destra benedicente. Sullo sfondo oltre il monte si vedono le mura di Gerico, dove il sacerdote ed il levita si recano dopo il turno settimanale al tempio. Le montagne sono simboli della teofania o manifestazione di Dio. Le due anfore rappresentano i medicamenti usati dal samaritano per curare il viandante. La raffigurazione è contenuta in un quadrato, simbolo della creazione e dell’onnipotenza di Dio Padre, creazione nella quale il Verbo di Dio interviene prendendo carne. Cristo Pantocratore è contenuto in un cerchio, simbolo dell’unicità di Dio Uno e Trino, vero Dio e vero Uomo, simboleggiato anche dal manto blu e la tunica rossa. La raffigurazione essenziale presenta in verticale la parte positiva e in orizzontale la parte negativa, quasi a disegnare una croce dove la morte (la linea orizzontale) viene vinta dalla vita, dall’amore (la linea verticale).
I COLORI
I colori usati sono l’oro, l’ocra, il rosso, il bianco, il blu e il nero. L’icona ha il fondo dorato, che a differenza dei colori è riflesso puro della luce. “Se gli altri colori vivono della luce, l’oro ha un irraggiamento proprio e pertanto ha un ruolo importante nell’iconografia come simbolo della luce divina”(Sendler).L’ocra è il colore della carnagione. “Il volto di Cristo sulle icone, colore di terra impastato di luce, non appartiene alla razza bianca: è il volto abissale del genere umano, e prima di tutte le differenziazioni e anche attraverso esse” (Olivier Clement).
Il rosso è il simbolo dell’amore e dell’umanità di Cristo. Il blu “indica il cielo ed esprime la trascendenza. Il bianco è simbolo della vita, della morte, della risurrezione. Il nero è l’assenza totale di luce ed esprime la negatività completa. Possiamo notare in questa icona come l’amore autentico rende creativi e liberi: solo chi è aperto all’amore (come il Samaritano) fa la volontà del Padre, mentre chi è chiuso in se stesso (come il sacerdote e il levita) non è in grado di riconoscere l’autentica volontà di Dio che si realizza nell’amore dell’altro senza riserve.
NELLA NOSTRA VITA
In questa icona Gesù ci suggerisce di uscire dai nostri schemi accogliendo l’altro come dono accettandolo così com’è; in definitiva il Samaritano non è un esempio ma un modo nuovo di porci davanti al bisogno dell’altro.
sr Concetta Brancato
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