TRIDUOTRANSITOMS2026Con Madre Serafina raccogliamo l’eredità del nostro serafico padre san Francesco

1° giorno del Triduo: 15 giugno 2026

Non negate mai l’elemosina

Dal libro del Siracide (Sir 29,8-12)

Sii paziente con il misero, e non fargli attendere troppo a lungo l'elemosina. Per amore del comandamento soccorri chi ha bisogno, secondo la sua necessità non rimandarlo a mani vuote. Perdi pure denaro per un fratello e un amico, non si arrugginisca inutilmente sotto una pietra. Disponi dei beni secondo i comandamenti dell'Altissimo e ti saranno più utili dell'oro. Riponi l'elemosina nei tuoi scrigni ed essa ti libererà da ogni male.

Dal capitolo XXIV della Guida Pratica di Madre Serafina

È concesso alla Superiora, e alle Suore col permesso della medesima o della Madre, il fare elemosina ai poveri senza restrizione, sia in cibarie, sia in denaro o in oggetti! Oh! Nei poveri mirate sempre Gesù Cristo, e a Lui fate l’elemosina! Il nostro Serafico Padre dispensava ai poveri anche gli oggetti Sacri, si spogliava degli abiti e di quanto aveva. Per carità non negate mai l’elemosina.

Responsorio

R. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, * perché Dio ama chi dona con gioia.

Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, perché Dio ama chi dona con gioia.

V. Non distogliere lo sguardo dal povero

Perché Dio ama chi dona con gioia.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo

Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore * perché Dio ama chi dona con gioia.

2° giorno del Triduo: 16 giugno 2026

Gesù si lascia trovare

Dal Cantico dei cantici (Ct 3,1-4)

Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l'amore dell'anima mia; l'ho cercato, ma non l'ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l'amore dell'anima mia.

L'ho cercato, ma non l'ho trovato. Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città: “Avete visto l'amore dell'anima mia?”. Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l'amore dell'anima mia.

Lo strinsi forte e non lo lascerò.

Dal capitolo VI della Guida Pratica di Madre Serafina

Le visite a Gesù Sacramentato fatte cuore a cuore, le giaculatorie, le comunioni spirituali, sono la manifestazione dell’anima amante. Da chi troveremo noi luce, confermato sostegno, consolazione, se non in Gesù Eucaristia?! Il Nostro Serafico Padre consiglia l’anima tentata e afflitta di andarsene al Ciborio, e non ripartire, se non dopo ottenuto. Oh! Gesù si lascia trovare da chi lo cerca con amore!!

Responsorio

R. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, * bussate e vi sarà aperto.

Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.

V. Il tuo volto, Signore, io cerco

Bussate e vi sarà aperto.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo

Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.

3° giorno del Triduo: 17 giugno 2026

L’imitazione di Gesù Cristo

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (Fil 2,5-11)

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre.

Dalla circolare n. 23 di Madre Serafina

Figlie dilettissime, ricordatevi che la culla di Gesù Bambino fu la culla dell’Ordine Francescano. Là, in quella squallida capanna il Serafico nostro Patriarca s’ispirò a quel genere di vita che lasciò qual preziosa eredità ai figli suoi morendo. In altri termini: coll’abbracciare l’umiltà, la povertà, e la mortificazione di Cristo, rivestì la gloriosa sua figura, e fu una copia perfetta di Lui. Alla vista del Bambino Gesù s’innamorò di lui alla follia tanto che non potendo contenere in se la foga dell’amore andava per la campagna gridando: amiamo il Bambino di Betlem, amiamo il Bambino di Betlemm. Che avrà mai detto accanto alla culla? Forse era preso da un dolce deliquio: forse parlava coi sussulti del cuore che palpitava sul cuor di Gesù! È questo il linguaggio che piace a Gesù, il linguaggio dell’amore. Ho sentito alle volte qualcuna di voi dimandare: com’ho da fare. Come faceva S. Francesco. Egli diventò un Serafino d’amore: forsecché aveva un cuore diverso dal nostro?! Forsecchè il Signore ha voluto che altri l’amino ed altri no?! Forsecchè vuol essere imitato da alcuni sì, da alcuni no? Veniamo ad una conclusione. Diamoci tutti all’imitazione di Gesù Cristo, e saremo non solo salvi, ma Santi.

Responsorio

R. Imparate da me, che sono mite e umile di cuore * e troverete ristoro per la vostra vita.

Imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per la vostra vita.

V. Siate santi perché io sono santo

e troverete ristoro per la vostra vita.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo

Imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per la vostra vita.

Transito della Venerabile

Madre Serafina Farolfi

G. Carissime sorelle, in questa veglia ci uniamo nel ricordo del beato transito di Madre Serafina, certe che ci avrebbe desiderate tutte insieme, in adorazione del SS. Sacramento. Ripercorriamo allora gli ultimi istanti della sua vita e il momento del definitivo incontro con il suo Sposo Celeste, contemplando come, in tutto, la sua vita si sia conformata a Gesù Eucaristico, fino a diventare una sola cosa con Lui.

Questo semplice atto di adorazione a Gesù Sacramentato, ottenga a ciascuna di noi la grazia della conversione sincera del cuore, la guarigione delle ferite dell’anima e un amore sempre più puro e ardente per il Signore, per le sorelle e per le persone che ci sono affidate.

Canto di esposizione

Dal Libro della Sapienza (Sap 3, 1-9)

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d'immortalità. In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come l'offerta di un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro.

Primo momento: La malattia

L. Dal libro “Madre Serafina Farolfi di Gesù” di p. Anastasio Curzola (cap. VII)

Madre Serafina era arrivata alla Badia il 16 luglio 1916 completamente esausta e disfatta. […] Avrebbe dovuto riposare, invece riprese il suo lavoro del governo del suo Istituto con tutta serenità e calma. Ordinava e disponeva ogni cosa come se si dovesse allontanare per sempre, senza quasi avvertire la gravità del male, che indubbiamente, doveva farla soffrire molto.

S’arriva così all’ottobre del 1916 quando fu obbligata al letto, dove, per la faticosa respirazione, non poteva giacere normalmente, ma doveva rimanere sollevata da cuscini. Otto mesi penosi, che difficilmente possono essere descritti, passati in una condizione di lenta rinuncia a tutto e in un’attesa generosa dell’incontro col Signore. Aveva scritto in una lettera, alle sue figliole del Brasile: «Questo solo io chiedo al Signore, che castigandomi, mi castighi senza pietà»; e il Signore permetteva.

[…] Alle Suore che partivano per le nuove Fondazioni, rivolgeva questi accenti: «Andate figlie mie, la Vergine vi accompagni e vi benedica: amatela molto Maria, fatela amare dai bimbi… zelate l’amore all’Adorazione a Gesù esposto… Pregate Gesù a darci un gran desiderio di contemplarlo negli splendori della Sua Gloria, faccia a faccia… Oh! in Paradiso, in Paradiso… là ci riuniremo per sempre!»

Silenzio di adorazione

Preghiamo il Sal 16, intervallato dal canone: Il Signore è la mia forza

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Ho detto al Signore: “Il mio Signore sei tu,

solo in te è il mio bene”.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:

nelle tue mani è la mia vita.

Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:

la mia eredità è stupenda. - C.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;

anche di notte il mio animo mi istruisce.

Io pongo sempre davanti a me il Signore,

sta alla mia destra, non potrò vacillare. - C.

Per questo gioisce il mio cuore

ed esulta la mia anima;

anche il mio corpo riposa al sicuro,

perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,

né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. - C.

Mi indicherai il sentiero della vita,

gioia piena alla tua presenza,

dolcezza senza fine alla tua destra. - C.

Secondo momento: La desolazione dell’anima

L. Madre Serafina, intanto, soffre anche moralmente. Nelle lunghe ore di isolamento, inchiodata al letto per la grande prostrazione fisica, tutta la sua vita le ritorna davanti alla mente, tutta, nei singoli particolari e nei singoli momenti; quanto ha detto, ha scritto, ha fatto, e tutto la turba, l’agita, la prostra, la fa agonizzare senza che ella possa comunicare agli altri l’abisso intimo del suo spirito; nulla vede di quanto bene ha operato, dei sacrifici incontrati, delle rinunce fatte, delle sofferenze e delle difficoltà superate. Vede solo i difetti, le mancanze, le omissioni. Ricorda la stanchezza dello spirito nella preghiera; gli impeti del carattere immediato e vivace; i dubbi nelle decisioni per la vita dell’istituto; i ritardi nell’ubbidienza; le carenze nella formazione religiosa delle suore… La tentazione di sfiducia si fa acuta. […]

Si spiega come abbia voluto, in un momento di più nero sconforto, penna e carta, e abbia scritto – con immensa fatica – al S. Padre. […] Era il 22 marzo del 1917; e il lunedì di Pasqua il S. Padre riscontra la lettera con un augusto autografo: 

«Carissima in Cristo figlia,

La sua lettera del 22 marzo mi ha fatto comprendere che il Signore la tiene ancora sulla croce, e il telegramma ricevuto ieri non annunzia che è suonata per Lei l’ora della risurrezione dalle pene fisiche e morali. Perciò Le voglio scrivere direttamente una parola di conforto. Ma quale può essere questa parola? Una sola: fiat voluntas Dei! So che Ella non ignora essere questa la chiave di volta necessaria per dare saldezza all’edificio della nostra santificazione: procuri dunque di ripetere spesso quella parola, e la ripeta più col cuore che colle labbra, nei momenti di prova più che nei momenti di pace, e allora potrà confidare che dopo di avere imitati i Serafini nel nome portato in terra, li potrà un giorno imitare nell’ufficio che compiono in cielo, di dare lode e gloria alla Divina Essenza!

La ringrazio delle preghiere fatte per me, spero che perseveri in esse, ed io di gran cuore benedico a Lei, alle sue consorelle vicine e lontane, anzi a tutto l’Istituto di cui le è affidata la direzione».

Silenzio di adorazione

G. Signore Gesù, davanti al tuo amore crocifisso e risorto, non vogliamo dimenticare tutti i nostri fratelli e sorelle oppressi dalla desolazione. Preghiamo insieme e ripetiamo ad ogni intercessione:

Dona, Signore, la tua consolazione.

Agli ammalati nel corpo e nello spirito. R.

A chi sta attraversando il lutto per la morte di una persona cara. R.

Ai cristiani perseguitati a causa del tuo nome. R.

Ai cristiani che attraversano momenti di oscurità della fede. R.

Ai fratelli e alle sorelle che si sentono privi di speranza. R.

Ai fratelli e alle sorelle che vivono le conseguenze della guerra, della violenza e dell’ingiustizia sociale. R.

Ai consacrati, alle consacrate e ai sacerdoti che vivono momenti di crisi vocazionale. R.

Terzo momento: Il transito

L. Il 13 maggio Madre Serafina chiese che le fosse amministrata l’Estrema Unzione. E lo stesso Vescovo Mons. Polloni volle recarle questo conforto, mentre tutte le figlie attorno commosse pregavano, e la Madre seguiva con piena coscienza rispondendo alle preghiere rituali.

[…] Madre Caterina cercava di dominare la propria commozione: «Speriamo che il Signore misericordioso tenga ancora lontana tale sventura! Come potremmo fare senza di te?» Ma Madre Serafina rispondeva: «Non temete: il Signore non ha bisogno di nessuno!».

Quel letto non era solo una cattedra, era anche un altare, su cui si consumava la vittima con pene intime che aggravavano la sua condizione.

Canone: Il Signore ti ristora (o in alternativa In manus tuas o Niente ti turbi)

L. Ella non sentiva la gioia del patire, e l’attaccamento alle figlie la rendeva meno assorta in Dio, il che le procurava tanta pena. Il canonico Censi, confessore, il giorno 15 cercò di confortarla, rimanendo a lungo, a fianco del letto, ad ascoltare tutti i suoi dubbi e a tranquillizzarla, assicurandola che tali sentimenti non annebbiavano per nulla il suo amore al Signore. Ritornò allora serena. […]

La mattina del 16 un nuovo allarme; poi si riebbe e passò la giornata del 17 e la notte seguente rompendo il silenzio solo col ripetere la giaculatoria tanto prediletta: «Fiat voluntas Dei». […]

Su quell’altare, a imitazione di Gesù sulla croce, stava per rinnovarsi il consummatum est: la lampada mandava gli ultimi bagliori e lo Sposo era alla porta.

Canone: Il Signore ti ristora (o in alternativa In manus tuas o Niente ti turbi)

L. Madre Serafina si spegneva all’alba del 18 giugno 1917. […] Aveva mandato l’infermiera a riposare; dopo qualche minuto la trovarono esanime, composta, col capo reclinato sul lato sinistro: era come se si fosse addormentata serenamente. L’anima di Madre Serafina aveva lasciato la terra per incontrarsi col suo Sposo che l’attendeva per darle il premio del suo amore e delle fatiche sostenute nella sua vita religiosa, in un’atmosfera di tramonto terso e riposante.

Canone: Questa notte non è più notte

Silenzio di adorazione

G. Signore Gesù, ti adoriamo nel SS. Sacramento e ti rendiamo infinitamente grazie per la vita di Madre Serafina e per il carisma che, attraverso di lei, hai donato alla tua Chiesa. Ti affidiamo ogni Clarissa Francescana Missionaria del SS. Sacramento in ogni parte del mondo: le sorelle che vivono il tempo dell’anzianità e della malattia; quelle alle quali hai affidato il servizio del Governo dell’Istituto e di ogni Provincia; quelle che portano i Misteri in terra di missione, tra i disagi dovuti alla povertà e all’instabilità politica; quelle affaticate dai tanti impegni dell’apostolato; quelle che si sentono oppresse dall’incomprensione e dalla solitudine; le sorelle più giovani e le novizie, che con il loro slancio ed entusiasmo portano nuova freschezza al nostro carisma; infine ti preghiamo per tutte le giovani che vorrai ancora chiamare a far parte della nostra famiglia religiosa, perché possano rispondere con generosità al tuo immenso amore.

Per ciascuna di loro ti preghiamo con le parole stesse di Madre Serafina, che dal Paradiso continua ad accompagnarci e ad intercedere per noi.

PREGHIERA CONCLUSIVA: O adorabile Salvatore dell’anima mia, entro l’amoroso costato io chiudo queste mie figlie, che tu le faccia crescere in Te, con Te e per Te! Perché le renda degne del tuo amore! [...] Tu illumina la mia mente, reggi il mio cuore e rendimi meno indegna della missione affidatami, perché in questi cuori io vi innesti il tuo amore, la tua ardente carità! Amen.

Canto di reposizione

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